Il desiderio di Lamin Bittaye per il 2019

 


Fare gli auguri per il nuovo anno potrebbe sembrare una cosa confezionata e di poco valore, una di quelle circostanze d’obbligo senza un significato vero. Questo 2018 lo vogliamo chiudere con una storia che dall’inizio alla fine rappresenta un grande auspicio. Il calcio ha un grande potere ovvero quello di permettere a persone sconosciute di percorrere un tratto di strada della vita insieme condividendo ognuno la propria storia, noi abbiamo deciso di raccontare quella di Lamin.

Lamin Bittaye è nato in Gambia nel 1995 e quella di seguito è l’unica foto che ha di quando era piccolo che conserva con molto affetto.

Ha perso entrambi i genitori e purtroppo con la famiglia di origine non c’erano i presupposti per una serena convivenza, da lì la decisione di venire in Italia. Sì è avventurato con un barcone insieme ad altre 143 persone alcune delle quali non sono riuscite a sopravvivere alla traversata.

“Sono uno di quei tanti ragazzi ai quali il calcio ha salvato la vita” ci racconta Lamin,
“a 16 anni il destino mi ha tolto tutto, la famiglia, gli amici e ogni altra cosa che avevo, ho lasciato il mio paese quando  ancora ero minorenne, prosegue il biancorosso.
Racconta di aver dovuto fare tanta strada anche rischiando di morire, ha attraversato i deserti e il mare del Libia per arrivare in italia dove gli italiani lo hanno accolto subito, dice con gli occhi sereni.

“Sono venuto da solo in Italia mentre ciò che resta  della mia famiglia è rimasto in Africa, devo dire di non essermi mai  sentito solo grazie alla famiglia MELI a Roma che mi ha trattato come un figlio”, queste le parole davvero toccanti di Lamin.

Non è facile raccontare una storia come quella di Lamin, ma prosegue, anche se emozionato “Il calcio è stato la mia salvezza, il gruppo che si crea è tutto in questo mondo, per fare bene ci vuole una squadra unita e compatta”
Appena arrivato a Matelica e dopo aver conosciuto i miei compagni ho capito subito che saremo diventati un grande gruppo con lo stesso obiettivo e invece siamo diventati una famiglia”. Lamin è contento anche della città che è piccola ma molto accogliente e non risparmia belle parole anche per il Patron e la sua famiglia, ” il Matelica Calcio è una società piccola, gestita appunto a livello familiare dove un sorriso o una pacca sulla spalle sono il pane quotidiano, tutto questo esiste grazie al signor Canil ed alla sua famiglia,  questa realtà è seria, organizzata e non ti fa mancare mai niente, cosa che non è da tutti!”. Prosegue Lamin ringraziando lo staff tecnico, societario e il direttore insieme a tutti i compagni anche quelli che sono andati via,  elogiando anche il grande girone di andata appena concluso.

“Qui credono in me, i ragazzi e anche il mister che mi ha sempre dato fiducia, spero di poter ripagare tutti” dice Lamin.

Gli abbiamo chiesto quale desiderio vorrebbe vedere realizzato e lui ci ha risposto così:

“Spero di continuare questo mio percorso e  un giorno riuscire a fare quello che aveva iniziato mio padre, cioè aiutare quelli che hanno bisogno”

Attraverso le parole di Lamin la SS MATELICA CALCIO augura a tutti un 2019 ricco di soddisfazioni, di serenità e di valori.

 

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